Une saison (deux, trois...) en enfer

17.04.2018

Questa settimana scomodiamo addirittura Rimbaud per trovare parole adatte a sintetizzare la vicenda degli "eroi" del weekend tennistico... possiamo? Direi proprio di sì: lo sprofondo in cui erano precipitati sia Pablo Andujar sia Anna Karolina Schmiedlova si può sicuramente considerare - sempre fatte le debite proporzioni - una sorta di abisso infernale. E anche Steve Johnson torna a "riveder le stelle", dopo un periodo buio buio, segnato dalla morte improvvisa del padre, più o meno un anno fa. A livello di risultati e classifiche, la sua parabola non è paragonabile a quella degli altri due, ma che sia tornato a conquistare un titolo tutto sommato non può che far piacere.

Ora però veniamo a quelli che sono arrivati a toccare davvero il fondo. Lo spagnolo Andujar, trentadue anni e tre operazioni al gomito, forse non ci credeva nemmeno più in un ritorno ad alto livello. Ma le ultime settimane sono state prodigiose per lui. Ha infilato un filotto di 10 vittorie consecutive, con tanto di titolo challenger ad Alicante e 250 a Marrakech. Un posto, il Marocco, con cui tra l'altro il buon Pablo deve aver un feeling particolare, visto che ci ha vinto tre dei suoi quattro trofei del circuito maggiore.

Che sia stato un inferno, il suo lungo allontanamento forzato, sembra provarlo proprio la voglia con cui è tornato a competere: i successi, figli del lungo digiuno, sono frutto della sua fame.

Ma nel suo caso, almeno, è chiaro il motivo del lungo oblio: infortunio, operazione, riabilitazione, e via di nuovo così, tre volte. Per Anna Karolina, invece, non è altrettanto semplice trovare un perché. E forse questo rende la sua parabola, all'inferno e ritorno, ancor più interessante.

La ragazza era lanciatissima, qualche anno fa. Pur senza parere un assoluto fenomeno, si mise in luce già nel 2012, con la finale Junior del Roland Garros. Si sa che i successi giovanili non sempre sono garanzia di affermarsi tra i grandi, però quel traguardo importante sfiorato diceva di una certa stoffa. Bastano un paio di anni per vedere la bionda slovacca ascendere rapidamente tra le pro. Nel 2014 conquista i primi scalpi eccellenti, come quello di una Venus come sempre poco brillante al Roland Garros: la vittoria le vale un terzo turno Slam.

Il 2015 è l'anno della sua esplosione. Nel giro di pochissimi mesi entra tra le prime 100 al mondo, conquista la sua prima finale e a stretto giro anche il suo primo titolo. Curiosamente, in entrambi i casi fronteggia una azzurra: e se al primo tentativo si imbatte in Sara Errani, allora sufficientemente solida per respingerne le velleità, non è così alla seconda chance: a Katowice fronteggia, non certo da favorita, una Camila Giorgi on fire, che ha appena eliminato la padrona di casa Radwanska, e prevale. Primo titolo in bacheca per lei, pieno di fiducia e classifica che decolla. Tanto che solo qualche altra settimana le serve per andare a conquistarsi il suo secondo alloro: avversaria, di nuovo, Errani. Ma stavolta - siamo a Bucarest - tocca a lei affermarsi. I due titoli, uniti a qualche altro piazzamento qua e là, le valgono la 26esima piazza del ranking.

Il tutto a 21 anni. Non sono in pochi a notare che, tra le coetanee, solo Svitolina ha più titoli in cascina. Insomma AKS, come la si chiama per praticità, sembra poter diventare un acronimo di successo.

Ma l'annata finisce e con essa su esaurisce la benzina della slovacca. Il 2016 è autentico annus horribilis per lei. Pressioni? Paura? Distrazioni? Chissà cosa le passa per la testa, fatto sta che non azzecca veramente più una. Su 33 match del circuito wta ne vince appena 6. E non solo: quando perde, cioè quasi sempre, lo fa per lo più in modo quasi imbarazzante, racimolando manciate di giochi. L'unica piccolissima luce si accende solo quando incrocia ragazze ancor più in crisi o demotivate di lei: vedi, per esempio, Roberta Vinci alle Olimpiadi di Rio. Di nuovo una italiana... ma sta volta, sconfiggerla non le vale il titolo, anzi l'avventura olimpica finisce già al turno successivo. Si guadagna così il poco invidiabile primato di una delle strisce negative più lunghe della storia wta.

Conseguenza inevitabile? La discesa agli inferi. Ossia al posto 300 e qualche cosa del ranking.

E da lì, dallo scantinato, che riparte la corsa di Anna Karolina. Una corsa lunga oltre un anno. Alla ricerca di soluzioni, ritrova un vecchio coach, quello che l'aveva in un certo senso scoperta. E dalle basi, si ricostruisce, tecnicamente e psicologicamente. Dal punto di vista dei risultati, si deve passare, ovviamente, per gli ITF. Ossia attraverso un bel bagno di umiltà. Tre titoli in un paio di mesi, nella primavera 2017, ridanno ossigeno alla sua languente classifica. Certo, ci vuol ben altro per tornare ai piani alti. Ma quanto meno, significa invertire la tenenza: dall'abisso, si ricomincia a guardare verso la luce lassù, con la speranza di potersi riaffacciare. Piccoli passi, piccoli traguardi. La fiducia che torna.

Ci vuole ancora quasi un altro anno intero per riscoprire il gusto della vittoria in wta. Qualche settimana fa, AKS ha finalmente acquisito la classifica per potersi iscrivere al modesto torneo di Bogotà, con l'auspicio, nemmeno troppo convinto, di poter portare a casa quanto meno un primo turno. Ci riesce, finalmente. E per lei già questo traguardo sa di liberazione. Forse si sente a tal punto sollevata da lasciarsi tutto alle spalle, fatto sta che incappa nella settimana perfetta. E i successi, anche agevoli, diventano due, tre, quattro... fino al titolo.

E alle lacrime, trattenute a stento, ma comprensibilissime. E umanissime.

Da questo lunedì Anna Karolina Schmiedlova sarà numero 84 al mondo. Ma soprattutto sarà una giocatrice ritrovata. E temibile per molte, quanto meno tra le outsider. Perché una che finisce all'inferno, ed è capace di uscirne, non deve più aver paura di niente né di nessuno
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