Una vita da mediano
"Una vita da mediano / Con dei compiti precisi / A coprire certe zone / A giocare generosi
... Una vita da mediano / Che natura non ti ha dato / Né lo spunto della punta / Né del 10 che peccato..."

Quando vedo in campo o sento parlare di Roberto Bautista Agut, c'è poco di fare: mi viene sempre in mente la canzone di Ligabue ed in particolare i versi che ho riportato qui sopra. So che è ingeneroso: perchè uno che è stato numero 13 del mondo ed ha vinto nove titoli ATP negli ultimi 5 anni, forse non è esattamente un giocatore qualunque. Ma in effetti nenanche il mediano della canzone lo era: però poco appariscente, poco visibile, poco considerato, eppure molto molto importante ai fini della vittoria. Ecco, Fatte le debite proporzioni, visto che si passa da uno sport di squadra ad uno individuale, RBA è proprio così: uno che non finisce mai in prima pagina, però di sostanza (tennistica) ne ha da vendere.
Se lo vedi sul campo con la sua maglietta Lacoste e un anonimo berrettino, per un attimo puoi avere persino l'impressione di un giocatore da circolo. Perchè il suo non è un volto esattamente familiare al grande pubblico e, in proporzione al suo palmares, è sicuramente uno dei più misconosciuti. Certo non ha nemmeno un grammo di fascino, di appeal, che possa acchiappare le folle. Semplicemente pare uno molto ma molto normale.
Poi lo vedi in azione e, anche se non hai l'occhio clinico, ti accorgi subito di un dettaglio non da poco: sul campo sa fare tutto, e anche piuttosto bene. Di nuovo, però: niente che rubi davvero l'occhio o strappi applausi a scena aperta. Nulla che ti possa far sognare. Lo vedi e non dici: "Ammazza, che servizio!" o "Mannaggia, quanto viaggia 'sto dritto!". Non ha IL colpo che lo contraddistingue. Ma non ha nemmeno quello che lo penalizza o lo tradisce. Come si diceva, affidabile al 100%.
Perchè il quid di Roberto Bautista Agut è, più o meno, il fatto che sappia sempre cosa fare in campo e quasi sempre lo faccia esattamente come l'ha pensato, nel momento in cui ci vuole. Insomma, possiede una dote che non sarà appariscente, ma conta parecchio: l'intelligenza tennistica. Merce rara in un'epoca in cui s'affina sempre più il fisico e si privilegia la potenza del colpo, eppure non del tutto inutile se è vero, com'è vero, che lo Spagnolo è ad oggi l'unico giocatore imbattutto del 2019.
Cosa di cui probabilmente nessuno o quasi si è accorto: perchè non è nel suo destino quello di conquistare le prime pagine, anche quando se le meriterebbe. D'altra parte, povero!, viene da un paese che di campioni ne ha sfornati parecchi negli ultimi tempi e... tutti, per un motivo o per l'altro, più visibili di lui. Lasciamo perdere Nadal, ma tra l'instancabile Ferrer, i belli impossibili Verdasco e Feliciano Lopez, financo Carreno Busta, che un po' a Bautista somiglia come profilo di giocatore, ma è stato in Top Ten e ha persino giocato una partita al Master: ecco con chi ha dovuto confrontarsi Roberto in questi anni. Lui c'era sempre, ma non lo si vedeva.
Ed ancora oggi lo si vede pochissimo: perchè va a prendersi il suo primo quarto di finale Slam, battendo Marin Cilic finalista uscente, nel giorno della detronizzazione di Re Roger. E quindi, nonostante sia in striscia positiva da 9 partite e abbia battuto in questo gennaio un discreto mazzetto di Top Ten, ex Top Ten, prossimi Top Ten (Kachanov), tra cui un certo Numero Uno al mondo, se si è ritagliato un spazietto in cronaca è solo perchè è stato - forse - l'ultimo avversario della carriera di Andy Murray. E non sono nemmeno sicura che tutti i giornali abbiano anche parlato di lui, nella cronaca di quella partita.
Perchè lui è il mediano. Quello che fa, ma nessuno se ne accorge. Epperò, se non ci fosse?
