Brava, Belinda!

L'ubriacatura da Laver Cup dell'ultimo weekend ha quasi completamente oscurato le vicende dei normali circuiti professionistici, complici anche - per l'ATP - lo scarso appeal dei due tornei europei in programma (Metz e San Pietroburgo) e - per la WTA - gli orari improbabili derivanti dalle location orientali (Tokyo, Seul e Guangzhou). Figuriamoci, quindi, se può aver avuto risonanza un evento minore come l'ITF da 100.000 dollari di San Pietroburgo. Personalmente, però, mi sembra giusto dedicare qualche riga ad esso, o meglio alla sua vincitrice: Belinda Bencic.
La sua storia di questa settimana appartiene infatti alla mia categoria preferita: quella di caduta e rinascita. E quindi, anche se ancora per qualche giorno gli echi mediatici saranno assorbiti dal Grande Evento praghese, alle cui sirene ho ceduto io stessa (pur cercando però di svilupparne il lato emotivo, quel che mi interessa maggiormente), ora mi dedicherò al racconto delle ultime vicende della giovane svizzera: un'altra di quelle che sembra aver conosciuto, in rapida successione, l'altare e la polvere. E ora... chissà, forse è di nuovo pronta per l'altare?
Non sono mai stata una grande fan di Belinda, però alla fine di quest'estate mi è capitato di vederla immortalata in una foto, quella messa lassù in cima a questo articolo, e di aver pensato: "Guarda un po' come sta bene!". Sembrava molto ma molto più magra rispetto alle ultime apparizioni, molto ma molto più in forma e soprattutto sorridente con una racchetta in mano. Insomma, una giocatrice di tennis vera. E vogliosa di ritornare in campo.
Mi ha colpito, quell'immagine, perchè, riguardoi a lei, nella retina ne avevo impresse ben altre (sui suoi account social sono ancora ben visibili): quella dello scorso 3 maggio dal letto di ospedale, con il viso un po' sfatto e il braccio tutto fasciato, ma prima ancora quelle della scorsa primavera, in cui si alternavano pose da vamp e sconfitte perentorie.
Perchè Belinda era caduta davvero in basso, qualche mese fa. Un 2015 da sogno l'aveva lanciata nell'Olimpo delle grandi, con il Premier di Toronto conquistato a 18 anni, spiananando una concorrenza di tutto rispetto, compresa niente meno che la regina Serena Williams. E quel trionfo non era stato certo isolato, sicchè qualche mese dopo Belinda sarebbe riuscita ad entrare ufficialemente in Top 10. Il prestigioso traguardo aveva però segnato l'inizio della fine: ad una seconda parte deludente di 2016 aveva fatto seguito un 2017 a dir poco disastroso. Un'unica partita vinta e sette eliminazioni precoci l'avevano fatta precipitare in classifica e soprattutto sprofondare nelle sabbie mobili di una carriera che sembrava già bruciata. Problemi di peso e troppe concessioni alla mondanità sembravano i principali responsabili di una crisi che si profilava nerissima e aveva già indotto più d'uno a bollarla come sopravvalutata.
In primavera, la decisione di fermarsi, ufficialmente per sistemare un polso malconcio. E nei mesi seguenti, silenzio e basso profilo. Quando si rifà viva, appunto, l'immagine di sè che fornisce è completamente diversa da quella con cui ci aveva lasciato. Ancora qualche settimana è sufficiente per rivederla non solo in campo, ma a competere.
Saggiamente, e bisogna dire modestamente, sceglie un evento piccolo, per riaffacciarsi. E già questa scelta sembra mostrare un'attitudine diversa, più matura e più equilibrata, per lei che non è mai sembrata un mostro di umiltà. Poi scende in lizza e alla prima partita rivela tutta la voglia di tornare se stessa travolgendo la malcapitata russa Gasanova con un doppio 6-0 in una partita veloce veloce. Certo, l'avversaria è una numero 400 e rotti al mondo, ma dopo tutti quei mesi, quelle sofferenze, quelle batoste, che bello potersi ripresentare così per Belinda!
Che
comunque resta concentrata, non si lascia impressionare dal suo primo
successo e prosegue come un treno nei giorni successivi, andando a
conquistare il titolo. Certo, sono piccoli passi e solo il tempo ci dirà
se Belinda vuol fare sul serio e tornerà nelle posizioni che le
competono. Tuttavia, come detto, le premesse sono buone. E quindi pare
proprio il caso di esclamare: "Brava, Belinda!" e rivolgerle i più
sentiti complimenti, ed auguri.
PS - Potrebbe Belinda esser d'esempio alla sua amica del cuore Kiki Mladenovic e suggerirle di fermarsi pure lei? La francese sta diventando imbarazzante...
